Chiave per tutti i cancelli
Non fanno bilanci, i 99 Posse, perché la loro battaglia ideologica non ha subito battute d’arresto, ma gettano più che mai lo sguardo oltre le convenzioni, anche grazie alla Rete.
Dieci anni trascorsi a cantare l’odio e l’amore, come sbirri di frontiera in un paese neutrale, senza cedere alle sirene di quel serafico ristagno che per la maggior parte dei musicisti, liberi pensatori, divulgatori eccellenti e guerrieri metropolitani armati di voce possente e di ideologie granitiche sopraggiunge inesorabilmente, una volta acquisito un bagaglio d’esperienze che non si condivide più.
A loro, generati dall’humus partenopeo più verace per intensità di sentimenti ed insofferenza nei confronti delle innumerevoli gabbie della società civile, non è accaduto. I vigorosi “fabbri” di un’Officina di pensiero che dice “no” alla globalizzazione economica e all’emarginazione di chi si oppone ad un ordine politico e partitico che non tutela le classi svantaggiate si chiamano 99 Posse e sono il vessillo di migliaia di persone che sostengono la necessità di un’alternativa all’attuale tessuto connettivo del Paese.
Quando la barca dell’avventura artistica ha avuto inizio, nei Centri sociali di Napoli, nel 1991, il primo approdo musicale è stato Rafaniello che, insieme a Salario garantito, rappresenta il singolo “itinerante” con cui la formazione attracca in decine e decine di porti sparsi nello Stivale in cui il messaggio di denuncia attecchisce progressivamente. Il varo dell’album Curre Curre Guaglio’ si staglia come il seme di un albero del quale è arduo, ormai, non accorgersi, malgrado i recinti di varia natura che s’adoperano per imbrigliarlo: i 99 Posse, grazie alla stessa canzone che dà il titolo al lavoro discografico proiettano, con abilità comunicativa incandescente, la propria lunga ombra d’impegno oltre Napoli, oltre i Centri sociali, con un tam tam efficacissimo.
Il passo successivo, agguantata l’attenzione del pubblico, incassata la mancanza di eco da parte della quasi totalità del quarto e quinto potere l’aggettivo che accompagna sovente l’immagine del gruppo è “scomodo” e la stampa non marcia d’abitudine volentieri verso personaggi “politicamente scorretti” è stato fornire, tramite l’etichetta discografica Novenove, “asilo artistico” a musicisti che, per i contenuti delle proprie produzioni e per il loro temperamento ideologico, non troverebbero spazio presso le Major del settore.
Testimoni e soldati di prima linea nell’evidenziare distorsioni sociali e perversioni del quotidiano srotolarsi delle consuetudini la domenica si va allo stadio a “sfogare frustrazioni accumulate” per poi ridursi ad “obbedire ad un potere strumentale al capitale”, cantano in Rigurgito antifascista i 99 Posse hanno battezzato il III millennio con l’album La vida que vendrà e macinano le loro trasferte concertistiche.
Li abbiamo incontrati a Roma, a ridosso di due date importanti: un’esibizione al Villaggio globale e la partecipazione nell’unica, immensa arena che porge loro tempo e spazio per urlare le proprie motivazioni, il Concerto del 1° Maggio, a San Giovanni.
Nel filmato che abbiamo realizzato, ci hanno parlato del loro interesse nei confronti di Internet, strumento che colleziona “adepti” nei Centri sociali di tutta Italia, raccontandoci il ruolo basilare che la rete riveste nella trasmissione del loro pensiero e delle loro iniziative.
On line le idee viaggiano e sgusciano come un’anguilla che è “incompatibile con il sistema che ci vuole tutti allineati e sorridenti”.
Questo potere, ai 99 Posse, non è, fortunatamente, sfuggito.
Simona D’Alessio
INTERACTPRESS.IT - 05/2001