Duri. Come sempre
Diretto montante gancio
in veloce combinazione, dritti alla figura: ecco, in gergo pugilistico,
La vida que vendrà", il nuovo album dei 99 Posse.
Reduci dai tre dischi doro conquistati con Corto circuito,
forti di un pubblico sempre più allargato, i cinque guaglioni non
lasciano spazio a facili commercializzazioni: testi politici violenti, ritmiche
rap e jungle, 14 tracce in tutto che lasciano senza fiato.. Se vi piacciono
l<easy listening> e le atmosfere rassicuranti lasciate perdere:
qui non ci siamo proprio. Elettronica ce né parecchia, le rime
rap sono tiratissime e non manca quel pizzico ( per modo di
dire) di carica rivoluzionaria, vero marchio di fabbrica della band napoletana.
Sabotare, sovvertire, é questo il mio lavoro, recita
il leader 0 Zulù nel singolo LAnguilla. Capita
lantifona? Temi politici messi in musica (bella musica, intendiamoci,
ma di difficilissimo ascolto): la situazione politica, lantimafia,
il lavoro. La voce femminile, Mega (una volta si chiamava Meg), fa sempre
più spesso le sue incursioni nelle 14 canzoni del Cd e duetta con
Luca Persico, mentre le ritmiche ossessive e i suoni elettronici impazzano.
Ascoltate per esempio All'Antimafia. Certo, non mancano i
colpi di testa in questo disco: nel brano Yankee Go Home
spunta persino la voce campionata di Francesco Cossiga. E poi, quasi programmatica,
la versione rap dello storico brano El Pueblo Unido degli Inti
Illimani. E infine, curiosissimo il brano Povera
Vita Mia, nato da una nenia cantata dal nonno di Mega e tramandata
dalla sola tradizione orale.
Canzone musicalmente più tranquilla, quasi una ballata,
ma di nuovo dai testi di fortissima denuncia sociale (le morti bianche sul
lavoro, le occupazioni interinali).
Rivoluzionari nelle parole i 99 Posse, nella musica e nei fatti: 29.900
lire per portarsi a casa il Cd, 15.000 lire per assistere a un loro concerto:
quasi fuori mercato. D'altronde, la loro rivoluzione parte dalla musica.
Giampaolo Musumeci
TV SORRISI E CANZONI - 6/00