99 POSSE
Sono venuti a Milano
per presentare il loro ultimo disco, ma non solo. Promuovono una manifestazione
dei centri sociali milanesi che si battono contro la criminalizzazione e
tornano a fare i dj per sostenere larchivio Primo Moroni, fonte di
memoria storica per la città. Già questo lascia capire come
il successo ottenuto dal precedente cd Corto Circuito non abbia allontanato
i 99 Posse dalle problematiche a cui si dedicano da sempre. Durante la conferenza
stampa ribadiscono le proprie posizioni intransigenti rispetto al prezzo
del cd (per contratto un loro compact non può costare più
di 29.900 lire) e parlano dei nuovi problemi che loro, come militanti comunisti
prima ancora che gruppo musicale, si trovano ad affrontare nella società
italiana. Lincontro si svolge al centro sociale COX 18 e anche questa,
sottolinea
Luca, non é stata una scelta casuale ma una decisione che conferma
la linea del gruppo e il suo interesse a mantenere anche nella forma i propri
punti di riferimento.
Dai tempi di Curre curre guaglio e Salario minimo garantito come
sono cambiati i centri sociali nel loro rapporto con le grandi produzioni
musicali?
Credo che da parte dei centri sociali non ci sia stato un particolare cambiamento
di posizioni; semmai é cambiato latteggiamento delle grandi
produzioni. Cé anche da dire che nei primissimi anni 90 larea
dei centri sociali aveva avuto grande vitalità sia dal punto di vista
politico che da quello artistico: ogni sera, i centri sociali erano affollatissimi
e i gruppi emergenti facevano a gara per andarci a suonare. Poi la frammentazione
del movimento e altri fattori hanno complicato la vita allarea antagonista
e anche tra i musicisti lentusiasmo per queste esperienze si é
affievolito. Questo discorso però non vale per tutti e il fatto stesso
che noi siamo qui a presentare il nostro disco ne é la dimostrazione.
Per noi in un momento politico di questo tipo é importante ribadire
la nostra posizione di fermo antagonismo rispetto al clima iperliberista
che si respira tanto a destra quanto a sinistra.
Luscita del disco era prevista per una data precedente. A che cosa
é dovuto il ritardo che cé stato?
Le cause sono diverse, ma quella più importante, che ha effettivamente
allungato i tempi, é dovuta al fatto che abbiamo ritoccato molte
volte i brani. Sul disco ci sono 14 pezzi, ma con le prime versioni che
ne avevamo fatto avremmo potuto ricavare altri due o tre album. Poi cé
stato un evento molto fastidioso, in quanto tra i ringraziamenti di Marco
alla fine del booklet ce nera uno che recitava le buone notizie
da Hammamet. Ora, questa può essere una decisione discutibile
ma non si può certo dire che sia un reato, mentre i consigli di un
avvocato hanno spinto la casa discografica a cancellare questo ringraziamento.
A noi ha dato molto fastidio e stiamo cercando di impedire per contratto
che eventi del genere si ripetano in futuro.
Davvero lesplosione é imminente?
Noi temiamo che lesplosione imminente sia quella della guerra tra
poveri. Già ci sono stati episodi di questo tipo e il dilagare del
concetto zero tolleranza sbandierato ai quattro venti anche
da gruppi sociali deboli é un indizio per noi molto pericoloso e
nel nostro disco parliamo anche di questo.
Nel vostro disco uno dei problemi più trattati é quella
dei nuovi tipi di contratti di lavoro e delle forme di sfruttamento
istituzionalizzato. Ci sono state polemiche e vi hanno accusati di
lucrare sui problemi dei soggetti più deboli della società...
Effettivamente vi dobbiamo confessare che preparando i testi abbiamo cercato
un gruppo sociale di riferimento, da compiacere perché comprasse
il nostro cd, e abbiamo pensato che nessuno meglio del lavoratori interinali
potesse esserci utile: infatti queste persone che guadagnano 900.000 lire
al mese non solo compreranno il nostro disco, ma anche una serie di gadget
che stiamo preparando per loro.
La realtà é che ci sono forme di lavoro che riportano i lavoratori
a una condizione di schiavitù e ci sono persone che assecondano questo
processo e dimenticano una cosa tanto semplice quanto fondamentale: la qualità
della vita.
Come sarà La vida que vendrà?
La vita che verrà non promette nulla di buono, promette invece una
serie di difficoltà per tutta unarea che decide di stare fuori
agli ambienti ufficiali della politica e della società e per i lavoratori,
che avranno sempre meno garanzie. Per questo abbiamo scelto come titolo
per il nuovo album un verso di El pueblo unido degli Inti Illimani e poi
abbiamo rifatto lintera canzone proprio per ricordare che lunità
é fondamentale per chi lotta e per chi vuole ottenere qualcosa.
Dal punto di vista musicale, mi pare che ci sia una conferma dello stile
degli ultimi due album...
Direi che conferma lo stile iniziato già con Curre curre guagliò
e modificato nel periodo di collaborazione con i Bisca; quello é
stato un periodo eccezionale nelle esibizioni live in cui facevamo sia i
nostri che i loro pezzi. Poi però in studio avevamo idee diverse
e così ognuno ha ripreso la propria strada, in ogni caso arricchito.
Per concludere. Con lultimo album siete entrati anche in un circuito
massmediatico molto commerciale. Un bilancio di questa esperienza?
Il nostro obiettivo resta quello di portare la nostra musica e i nostri
contenuti ad un pubblico che sia il più vasto possibile e ci auguriamo
di farli arrivare anche a persone estranee alla nostra storia politica e
musicale.
Davide Caselli
JAM -
6/00