Il vivace comuntwist dei 99 Posse
Due anni dopo
i 99 Posse di nuovo in prima linea, con La vida que vendrà, album
frutto di un lungo lavoro, estremamente variegato e divertente, pur citando
gabbie salariali, privatizzazioni, flessibilità e altre fissazioni
quotidiane (rappresentate anche in una copertina coi poliziotti che manganellano
i disoccupati a Piazza Plebiscito). Il disco prende il nome da un verso
di El pueblo unido, lunica cover delle quattordici canzoni del compact
(75 minuti), un album davvero stupendo,ipertecnologico, sorprendente.
La versione del brano portato al successo dagli Inti Illimani comincia con
un arpeggio alla Led Zeppelin e si trasforma in un motivetto tecno, quasi
una dissacrazione. «E stato il parto più difficile di
tutto il disco confessa Marco abbiamo fatto cinque diverse
versioni di quel pezzo e abbiamo anche litigato molto. E una canzone
con la quale molti di noi sono cresciuti (e ancora si emozionano), é
un pezzo carico di tante cose, dal ricordo dei cortei ai festival dellUnità,
quando avevano ancora un senso, col comunismo e la sinistra». Parole
dordine non ce ne sono nel disco che ha testi militanti ma ragionati,
dialogati, quasi analitici, assai coinvolgenti.
Atmosfere che passano dal jazzato di Sfumature al rock etnico quasi hard
di Esplosione imminente, a tiritere rappate che si infilano dappertutto,
rivoltando anche il dna tradizionale, mischiando antichi proverbi e loop.
<Cè un mio lontano parente, si chiama Aniello Borrelli,
che fa il canto del potatore interviene Meg, lunica voce femminile
dellensemble E un signore di più di 70 anni, una
splendida persona, che ha fatto le Quattro giornate di Napoli, é
stato partigiano, mi ha cantato questa canzone che era una sua reminiscenza,
ce laveva nella testa per via di tradizione orale, completamente.
E una canzone che non sta da nessuna parte, siamo andati a cercarla
sui libri ma non labbiamo trovata. Ed é questo canto che intonavano
quelli che andavano a fare la vendemmia a ottobre. E Aniello, quando era
piccolo, andava ad aiutare i grandi, sentiva che cantavano, povera vita
mia, chi coglie e magna, chi se ne fa solo pochi acini chi unintera
pigna duva. Come a dire, chi in un modo chi un altro, qualcuno sulla
mia vita ci mangia, ci specula. Ci sembrava che andasse a pennello col testo
sulle morti bianche». Ha unandamento cupo, quasi da western,
Povera vita mia, un brano sulle esistenze malinconiche di tanti ragazzi
sfruttati. «Era un campione che ci ha colpiti molto aggiunge
Luca perché mi portavo le basi a casa da riascoltare per scrivere
i testi. Un giorno é entrata mia madre nella stanza e mi ha detto
Luca ma che é sta marcia funebre, che state facendo.
Così lho accostato allidea che ogni giorno in Italia
ci sono quattro persone che muoiono sul lavoro e ho fatto questa celebrazione
degli omicidi bianchi, trovando una melodia daccompagnamento>.
La band napoletana ha allargato moltissimo il suo pubblico, con Corto circuito
(che ha venduto 160 mila copie un record per il gruppo) e ha voluto fortissimamente
rinnovarsi musicalmente. Un brano assolutamente curioso e travolgente é
Comuntwist, «scritto da me, Luca e Dario Iacobelli dice ancora
Meg che è un paroliere che ha lavorato con molti gruppi dai
Bisca ai cantanti napoletani. II twist del comunista ci ha fatto ridere,
affrontava una cosa che ci stava molto a cuore, il dare alle cose il proprio
nome, una cosa che si sta sempre più perdendo. Per volontà
di qualcuno che vuole le cose sempre più confuse,nel momento in cui
vengono meno le contrapposizioni così non si sa più cosa è
il comunismo e cosa é essere comunisti. Per noi comunismo significa
cambiare lo stato di cose attuale,significa il prezzo imposto sui cd, significa
aiutare i centri sociali». Nellalbum ci sono tanti ospiti ,
dal reggae-man General Levy al fratellino Speaker Cenzou, da Roy Paci alla
tromba agli ex Papa J e Claudio Marino, coi fiati giamaicani, ritmi spezzati,
casino da sound system e riff ammalianti. «Abbiamo messo in frigorifero
o meglio in archivio, di tutto- conclude Marco - dal sampler anni 60
alla voce di Cossiga ripresa da un programma tv. E io mi sono innamorato
di questo motivo di chitarra che viene da un pezzo dei Foreigner per Languilla»,
il brano che è il primo singolo, già trasformato pure in videoclip.
Flaviano De Luca
IL MANIFESTO 4/5/00