Praga blinda
il popolo di Seattle
Bloccato
alla frontiera il treno italiano con mille dimostranti
PRAGA (e.p.)
Praga é una città blindata: scuole e negozi chiusi per i prossimi
giorni, 11 mila poliziotti armati fino ai denti che la controllano a vista.
Ma i ragazzi di Seattle decisi a protestare contro la globalizzazione
sono ancora relativamente pochi e comunque non sono i 20 mila attesi. Per
forza: i controlli sono tali e così capillari che é difficile
superare le frontiere, arduo organizzasi nelle strade. La policie
é ovunque, perfino sui tetti. Così, mentre i giovani di Jubelee
2000 sfilano per il tradizionale funerale al debito con tanto
di croci, bare e colonna sonora lugubre, dando il via alla protesta, la
notizia del giorno diventa il treno degli italiani bloccato a Orni Dvoriste,
al confine con l Austria: fermo per ore ed ore, senza neppure più
viveri. Scatta così immediatamente la solidarietà del
popolo di Seattle: in trecento marciano davanti allambasciata
italiana, un altro cospicuo gruppo fa sit-in davanti al ministero dellinterno
Ceco, un altro ancora savvia verso il confine. In città sale
la tensione, mentre lambasciatore Faiola, dintesa con la Farnesina,
intavola un lungo, difficile negoziato con le autorità della Repubblica
Ceca per liberare il convoglio-ostaggio. Incontra il ministro
Gross. E, contemporaneamente, invia anche messaggeri speciali sul posto,
per controllare da vicino la situazione: a loro saggiunge il parlamentare
di Rifondazione, Ramon Mantovani.
Le ore passano senza che accada nulla di concreto. Anzi. Il ministro Peter
Gross va in tv e spiega che gli italiani bloccati hanno precedenti
per Seattle e per questo sono indesiderati. La radio locale
fa sapere che ciascuno di loro rischia unammenda di oltre 10 mila
corone (circa mezzo milione) più 11 mila lire di multa per ogni minuto
di permanenza del convoglio alla stazione.
Preoccupatissima, la verde Grazia Francesco giunta a Praga in aereo, dichiara
che il blocco treno rischia di aggravare pericolosamente la situazione.
Specie se fosse vera la voce, non confermata, secondo cui non ci sarebbe
neppure più lautorizzazione a marciare martedì prossimo,
il 26, giorno del grande raduno contro la globalizzazione e contro le istituzioni
monetarie internazionali. Comunque sia Bono, il leader degli U2 che ha fatto
della cancellazione del debito una bandiera, arriverà oggi ed ha
tutta lintenzione di scendere in piazza, come sempre ha fatto ogni
volta che i Grandi del mondo erano riuniti da qualche parte. A sera finalmente
si sblocca il caso del Global Action Express. I vari siti Internet alternativi,
quelli italiani come quelli in inglesi, grazie alle telefonate degli attivisti,
continua raccontare la sua storia, la sua odissea. Francescato annuncia
per oggi nuovi atti formali di protesta.
LA REPUBBLICA - 25/9/00